Tassa per la mamma!

Prevzamem eno pismo bralca iz Piccola, z dne 29.07.2010. Zadeva je res in se lahko samo strinjam s pisanjem gospe Secoli. To je, v majhnem, zrcalo današnje družbe.


ALLA LANTERNA
Tassa per la mamma
Bagno La Lanterna – «pedocìn» per noi affezionate triestine – stabilimento balneare gestito dal Comune, a due passi dal centro, facilmente raggiungibile in macchina e con mezzi pubblici, in alternativa ai numerosi stabilimenti del lungomare triestino da Muggia a Sistiana che offrono servizi di buona qualità ma, ahimè, piuttosto esosi. Il biglietto d’ingresso al Pedocìn, dove – diciamoci la verità – i servizi hanno poco o niente da invidiare ai più pretenziosi «cugini» con una bella spiaggia, docce perfettamente funzionanti, servizi igienici puliti, sedie, spogliatoio appena rifatto, bar interno ed esterno, servizio salvataggio e personale molto cortese, costa 1 euro a persona e i bambini fino a 11 anni non pagano. Ma... una mamma con tre figli piccoli deve sborsare un euro in più. Il motivo? Troppi bambini da far entrare gratis!
Non sarà certamente quel piccolo euro a mandare in tilt il bilancio familiare né il suo mancato introito a sconquassare le casse del Comune. Ma aggiunge un’ulteriore goccia al bicchiere ormai colmo delle famiglie numerose. Quelle che pagano il prezzo unitario delle forniture di acqua, luce e gas di gran lunga più caro di un single o di una piccola famiglia, la tassa dei rifiuti più alta con la colpa di occupare un appartamento di grande metratura che possa accogliere tutti i figli, che deve comprare la macchina più grande, la lavatrice più capiente... e così via. Ma tant’è! E, come dice un detto famosissimo «Hai voluto la bicicletta, adesso pedala», rivela una volta di più come in questa società malata di pedofobia (paura dei bambini) dove i figli vengono considerati non una ricchezza ma una minaccia per sé e per gli altri, la famiglia numerosa deve cavarsela da sola. Non solo senza aiuti – peraltro mai chiesti né pretesi – ma spesso vittima di vessazioni ingiuste e immorali. Stupisce tanto più il fatto che sia proprio il Comune – tra l’altro sorretto da una giunta di centrodestra che storicamente dovrebbe porsi più vicino alla famiglia – a dimostrare una così scarsa sensibilità verso le fasce più deboli. Stanno bene le nuove piazze, le rotatorie stracolme di piante, le pavimentazioni rifatte, i concerti, gli alberi di Natale. Sta bene tutto, ma non basta. E se proprio non si possono pretendere asili nidi a sufficienza e adeguati servizi all’infanzia in generale, togliamo almeno questa «tassa per la mamma numerosa» che entra al Pedocìn. Anzi, facciamo uno sforzo in più: facciamo entrare gratis anche lei. Con l’attuale tasso di natalità a Trieste, il Comune rischierebbe ben poco in termini economici, ma darebbe una bella dimostrazione di sensibilità sull’argomento. Chiara Secoli